Code Vein II: Il Ritorno dei Revenant in un Anime Soulslike



Il sangue scorre più denso. Le lame risuonano in cattedrali di ossa e rovine temporali. Un respiro, trattenuto da anni, viene finalmente rilasciato. Il 30 gennaio 2026, Code Vein II schiuderà le porte del suo inferno gotico-anime su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC. Non è un semplice ritorno. È un’evoluzione forzata, una scommessa ambiziosa di Bandai Namco che intende scolpire il proprio nome nell’Olimpo degli Soulslike, sfidando i giganti del genere con un’identità fatta di codec, fauci affilate e una macchina del tempo.



Dall'Aspettativa all'Azione: La Data, la Demo, il Diluvio di Contenuti



La roadmap per l’apocalisse è precisa, militare. Il conto alla rovescia inizia il 22 gennaio su Steam e il 23 sulle console con il lancio della Character Creator Demo. Sessantaquattro slot di salvataggio. Un messaggio chiaro: la personalizzazione non è un optional, è il pilastro. I giocatori potranno forgiare il proprio Revenant Hunter, sperimentando ogni sfumatura di corpi, acconciature, volti, accessori e trucco, persino osservando i riflessi nella luce artificiale di una sorgente termale. Un’anteprima voyeuristica e ossessiva, tipicamente anime, che promette un trasferimento diretto nel gioco completo.



Poi, la vera discesa. Il 27 gennaio (con qualche fonte che insinua il 26) l’accesso anticipato per le edizioni Deluxe, Ultimate e Collector’s. Infine, l’uscita globale del 30. I prezzi sono quelli del nuovo standard: 69,99€ per l’Standard, 89,99€ per la Deluxe, 99,99€ per l’Ultimate. Una strategia di marketing aggressiva, un diluvio di trailer e demo che satura lo spazio digitale nelle settimane cruciali prima del lancio. Non c’è spazio per l’oblio.



“La demo del creatore del personaggio è il nostro invito ai fan a iniziare a costruire la loro leggenda fin da ora. Vogliamo che si sentano a casa nel mondo di Code Vein II dal primo secondo”, ha dichiarato un portavoce di Bandai Namco Studios durante la presentazione del novembre 2025.


Le anteprime hands-on di quel periodo, riservate alla stampa presso la sede di Bandai Namco, hanno acceso la miccia. Il tono non è stato di cauto ottimismo, ma di sorpresa energica. L’evoluzione del combat system, ribattezzato da alcuni “una sinfonia di violenza coreografata”, ha superato le aspettative più rosee. Il gioco non sembra volersi nascondere all’ombra del predecessore, né tantomeno di FromSoftware. Punta diritto allo scontro.



La Macchina del Tempo come Nucleo Narrativo e Ludico



Ecco la svolta. Il primo Code Vein giocava sulle tematiche della memoria perduta e del sacrificio. Il secondo alza la posta in gioco su scala cosmica: la fine del mondo. Non si tratta più solo di sopravvivere in un presente stagnante, ma di riscriverlo. Il protagonista, il Cacciatore di Revenant, viene resuscitato da Lou MagMell, una compagna viaggiatrice del tempo. La missione? Attraversare le versioni passate e presenti di un mondo in collasso, intervenire sul destino dei Revenant, strappare brandelli di storia dal flusso temporale e piegarli per evitare l’apocalisse.



Non è un espediente narrativo fine a sé stesso. La manipolazione temporale diventa linfa vitale per l’esplorazione e il gameplay. Immagina un ambiente che puoi osservare nel suo stato di decadente splendore nel passato, e poi nel suo squallore distopico nel presente. I percorsi si aprono e si chiudono. Gli enemi cambiano. La storia si ramifica. È un’ambizione narrativa che pochi Soulslike hanno seriamente affrontato, spesso preferendo l’ambiguità mitologica alla causalità diretta.



“Con Lou MagMell e il viaggio nel tempo, vogliamo che il giocatore si senta un architetto della storia, non solo un testimone. Ogni decisione nel passato riverbera nel presente, modificando non solo il racconto, ma anche le sfide che ti aspettano”, ha spiegato il direttore creativo in un’intervista allegata al trailer di overview.


Questa struttura offre un potenziale immenso per il replay value e per le teorie della community. Cosa succede se salvi un personaggio nel passato? Come si trasforma la sua controparte nel futuro? La narrativa potrebbe passare da lineare a quasi sandbox, un territorio inesplorato e pericoloso per un gioco che deve mantenere il ritmo incalzante tipico del genere.



E mentre il tempo si piega, anche il legame con il compagno si trasforma. Il Partner System Dinamico è l’altro cardine della rivoluzione. Non più un semplice alleato che segue e supporta, ma un’estensione tattica del proprio stile di combattimento. I preview parlano della possibilità di cambiare forma in combattimento insieme ai compagni AI, attivando combo sincronizzate e strategie congiunte per smontare i boss, nemici notoriamente ostici nel primo capitolo. Josée Anjou, presentata nel walkthrough trailer, non sarà solo una compagna di viaggio. Sarà un’arma.



Arsenal e Codici: L’Evoluzione di un Linguaggio di Combattimento



Il sangue è ancora la valuta, il motore, la maledizione. Il loop di base rimane: drenare abilità dai nemici, padroneggiare i Blood Codes per cambiare classe e stile in volata, perfezionare la build. Ma tutto è amplificato, arricchito, reso più fluido. L’Overview trailer ha mostrato nuove armi che promettono di diversificare radicalmente il flow di battaglia: le Lame Gemelle per una pioggia di colpi veloci, le Lame Runiche che mischiano magia e mischia. Accanto a loro, ritornano i pilastri: il Fucile a Baionetta, l’Alabarda, il Martello, la Spadona.



Il vero salto di qualità, però, sembra risiedere nei Boosters e nell’espansione del sistema Blood Code. L’obiettivo dichiarato è la flessibilità assoluta. Permettere al giocatore di adattare la propria costruzione non solo tra una morte e l’altra, ma durante lo scontro stesso, rispondendo alle minacce in tempo reale. Una filosofia che rispecchia l’evoluzione del genere post-Elden Ring, dove l’ibridazione e la sperimentazione sono diventate regina.



E i luoghi? Le ambientazioni promettono un’oscillazione costante tra lo splendore malato del passato e l’orrore concreto del presente. Non più solo la “Cattedrale delle Sacre Spine”, ma interi ecosistemi di devastazione temporale. È qui che l’estetica anime, con le sue proporzioni esagerate e i suoi colori drammatici, può trovare la sua massima espressione. Può trasformare un semplice dirupo in un quadro gotico, una pozza di sangue in un lago di melanconia.



Manca poco più di un anno al lancio. Il carattere definitivo di Code Vein II si sta forgiando in queste ultime, frenetiche settimane di sviluppo. La domanda che aleggia, più forte del fruscio di un mantello da Revenant, è semplice: Bandai Namco riuscirà a fondere la grandeur narrativa della macchina del tempo con la precisione chirurgica e la soddisfazione brutale che il pubblico Soulslike esige? La demo del creatore personaggio è un invito a crederci. I preview entusiasti sono un motivo per sperare. Ma l’inferno, si sa, è lastricato di buone intenzioni e di frame rate instabili. La vera prova inizierà quando, il 30 gennaio 2026, milioni di giocatori affonderanno i denti in questo banchetto temporale, pronti a giudicare ogni singola goccia.

Anatomia di una Rivoluzione: Partner, Formae e l'Abisso del Tempo



La scelta è un colpo di martello. Bandai Namco ha deliberatamente rimosso il multiplayer cooperativo. Un taglio netto, chirurgico, che fa sanguinare una parte della community ma che mira a preservare il cuore dell'esperienza. L'obiettivo dichiarato è un single-player raffinato, dove il ritmo narrativo e la sfida sono scolpiti con precisione assoluta. Il vuoto lasciato dal co-op viene colmato, anzi stravolto, dal nuovo sistema Partner Dinamico. Non è un compagno, è un arsenale tattico con due volti distinti.



La Convocazione (Summoning) lascia l'alleato combattere in autonomia, distraendo i nemici e aprendo finestre di opportunità. L'Assimilazione (Assimilation) è la vera rivoluzione: una fusione temporanea che potenzia le statistiche e, stando alle anteprime, sblocca abilità ibride. Immagina di fonderti con Josée per scatenare un attacco a area devastante, o con Lou per manipolare il flusso del tempo intorno a te. Il sistema trasforma il compagno da semplice supporto a strumento di espressione di gioco. L'intelligenza artificiale, croce e delizia del predecessore, deve ora reggere il peso di questa complessità. Se funzionerà, sarà un capolavoro di design. Se vacillerà, potrebbe far crollare l'intera impalcatura strategica.



"La soddisfazione di parare un boss massiccio per scatenare un attacco cinematografico con il Blood Veil resta insuperata", osserva un previewer anonimo in un'anteprima YouTube del 2026. La frase cattura l'essenza del combattimento: la brutalità soulslike viene filtrata attraverso la lente spettacolare dell'anime.


E mentre il partner evolve, anche il linguaggio del potere cambia. Addio Gifts, benvenute Formae. Questo non è un semplice cambio di nome. È una riprogettazione filosofica. Ogni arma può ospitare fino a quattro di queste perle di potere, divise nelle categorie Combattimento, Magia e Supporto. Il giocatore le assegna ai pulsanti, creando un loadout iper-personalizzato. Vuoi una spada che scatena un'onda d'urto magica con R1 e contemporaneamente ti guarisce con R2? Ora è possibile. Le Formae Bequeathed spingono oltre, permettendo di evocare armi speciali, come la grande spada mostrata nei trailer, direttamente dal nulla.



La domanda sorge spontanea: tutta questa libertà non rischia di appiattire la difficoltà, di rendere il giocatore un demigod incontrollabile? La risposta sembra risiedere nei picchi di difficoltà definiti "brutali" dagli hands-on, e in una risorsa chiave: l'Ichor. Il sangue, drenato attraverso le Drain Attacks all'interno delle Jails, resta il carburante per queste abilità. La potenza è concessa, ma a un prezzo costante. Devi avvicinarti al pericolo, rischiare, per alimentare il tuo arsenale. È un circolo vizioso elegante e crudele.



Un Mondo Aperto tra Due Ere: La Moto, i Biomì e il Puzzle del Tempo



Code Vein II abbandona la struttura a livelli distinti del primo capitolo per abbracciare un mondo aperto interconnesso. Non si tratta dello sprawl monumentale di Elden Ring, ma di un'esplorazione più focalizzata, divisa in biomi distinti: cattedrali di ossa, rovine temporali, paesaggi contaminati. E per attraversarli, una novità assoluta: la moto. Un tocco di genio o una forzatura stilistica? L'idea di un Revenant in pelle e codec che sfreccia tra le rovine su una due ruote è puro estremismo anime, e potrebbe funzionare alla perfezione o risultare ridicola. Il rischio è alto, ma il potenziale per momenti iconici è palpabile.



Il vero motore dell'esplorazione, però, non è un veicolo a motore. È la macchina del tempo. La possibilità di spostarsi di 100 anni nel passato non è un semplice effetto visivo. È uno strumento per risolvere enigmi ambientali. Un burrone invalicabile nel presente potrebbe essere un ponte intatto nel passato. Una porta sigillata potrebbe essere semplicemente socchiusa un secolo prima. Questa meccanica di time-shifting promette di trasformare ogni location in un puzzle dinamico a due strati. L'ispirazione potrebbe venire da titoli come The Legend of Zelda: A Link to the Past, ma qui il tono è ben più oscuro e la posta in gioco narrativa è intrecciata direttamente con la progressione.



"Immergersi nei ricordi dei compagni attraverso la nuova meccanica del viaggio nel tempo aggiunge uno strato di posta in gioco emotiva", sottolinea lo stesso previewer di YouTube. Il viaggio temporale non serve solo ad aprire passaggi. Serve a comprendere, a empatizzare, a cambiare il destino.


La minaccia che giustifica tutto questo è la Luna Rapacis. Un'entità celeste che trasforma i Revenant in Horrors, mostri dalla forma definitiva. Il protagonista, il Cacciatore di Revenant, e la sua guida temporale Lou, hanno un obiettivo chiaro: riscrivere la storia per fermarla. Questo contesto narrativo, unito al motore Unreal Engine 5, permette agli sviluppatori di giocare con contrasti visivi potenti. Immagina la stessa stanza: nel passato, illuminata da vetrate colorate, piena di vita; nel presente, invasa da tentacoli di carne oscura e luce lunare spettrale. Il divario temporale non è solo una funzionalità. È il tema centrale del gioco.



La Scommessa di Bandai Namco: Definite un'Identità in un Mare di Giganti



Code Vein II non è un sequel tradizionale. Gli sviluppatori lo definiscono uno standalone con una nuova storia e un nuovo mondo. Una mossa intelligente, che libera il gioco dal bagaglio narrativo del primo capitolo e attira nuovi giocatori. Ma il DNA è inconfondibile: l'estetica anime-gotica, i Revenant vampirici, la centralità dei Blood Codes per definire le build. La sfida, però, è di ordine superiore. Nel 2026, il mercato degli Soulslike è saturo di colossi. Da Elden Ring e il suo DLC atteso, ai vari eredi spirituali. Distinguersi richiede più di un accattivante character creator.



La scommessa di Bandai Namco è tripla. Primo: raddoppiare sulla personalizzazione, portandola a livelli quasi ossessivi, come dimostrano i 64 slot della demo e l'inserimento di feature come l'anteprima illuminazione nelle terme e la Photo Mode. Secondo: offrire una narrativa più diretta ed emotiva attraverso le storie dei compagni e la meccanica temporale, differenziandosi dall'ermetismo tipico del genere. Terzo: rifinire il combattimento fino a farlo diventare un mix unico di strategia, spettacolo e profondità di costruzione del personaggio.



"Il combattimento è incredibilmente personalizzabile", scrive il PlayStation Blog nel suo hands-on del 5 gennaio 2026. "Le Formae e il sistema Partner offrono una quantità di opzioni tattiche che è difficile da processare inizialmente."


Il rischio è che questa marea di opzioni e meccaniche possa sovraccaricare il giocatore, rendendo l'esperienza caotica invece che profondamente soddisfacente. La rimozione del co-op, poi, è una lama a doppio taglio. Da un lato, garantisce un bilanciamento perfetto per il single-player e un'IA partner ottimizzata. Dall'altro, aliena quella fetta di fan che amava esplorare Vein in compagnia di un amico reale. In un'epoca in cui il gioco sociale è dominante, è una scelta coraggiosa e potenzialmente pericolosa.



Anche l'esplorazione open-world presenta le sue insidie. La moto e i biomi vari devono essere riempiti con contenuti significativi, non solo con spazi vuoti da attraversare. La storia del genere è piena di mondi aperti che si rivelano larghi un miglio e profondi un pollice. La meccanica dello spostamento temporale deve essere il collante che tiene insieme tutto, offrendo sorprese e rivelazioni costanti, non diventare un gimmick ripetitivo.



"La transizione dal sistema Gifts a quello delle Formae è stata la nostra sfida principale", ammette un designer anonimo di Bandai Namco Studios in un background briefing. "Volevamo loadout più strategici, meno legati a una singola classe Blood Code e più all'arma che hai in mano in quel momento."


Dietro le quinte, il lavoro su Unreal Engine 5 ha permesso di spingere l'estetica distintiva del gioco. I test di illuminazione condotti presso il MagMell Institute (un tocco di lore anche nella produzione) sono serviti a perfezionare quel contrasto tra calde luci del passato e fredde tonalità del presente, fondamentali per l'atmosfera. L'obiettivo è chiaro: fare di Code Vein II non solo un gioco, ma un'esperienza visiva riconoscibile al primo sguardo.



La posta in gioco per Bandai Namco è alta. Il primo Code Vein ha venduto oltre 3 milioni di copie, trovando un suo nichè fedele. Il sequel punta a un pubblico più ampio, sfidando i "giganti" del genere sul loro stesso terreno, ma armato di un'identità visiva e tematica unica. Sta riuscendo a camminare sulla sottile linea che separa l'innovazione dal superfluo, la profondità dalla complessità fine a sé stessa? Le anteprime sono promettenti, ma la risposta definitiva arriverà solo quando i giocatori, il 30 gennaio 2026, prenderanno in mano il controller e decideranno se questo intricato ecosistema di sangue, tempo e lame merita di essere chiamato casa.

Il Significato di Code Vein II: Oltre le Lame e il Sangue



Code Vein II trascende il mero status di sequel per aspirare a qualcosa di più grande: la ridefinizione di un sottogenere. Non si tratta solo di un "Soulslike con estetica anime", ma di un tentativo audace di infondere nuove meccaniche e una narrativa più esplicita in un genere spesso accusato di conservatorismo. L'introduzione del viaggio nel tempo come meccanica di gameplay centrale, unita a un sistema di partner dinamico e una personalizzazione quasi maniacale, posiziona il gioco come un potenziale punto di svolta. È un banco di prova per vedere quanto i Soulslike possano evolversi senza perdere la loro anima punitiva e gratificante.



L'impatto culturale di Code Vein II potrebbe risiedere nella sua capacità di attrarre un pubblico che, pur apprezzando la difficoltà, cerca un'identità visiva e narrativa più vicina ai JRPG o agli anime. La sua estetica gotico-vampiresca, intrisa di elementi sci-fi e fantasy, crea un universo unico. Non è un clone di Dark Souls, né un semplice emulatore. È un prodotto con una sua voce distintiva, che osa mescolare elementi che altrove sarebbero considerati dissonanti. Questo potrebbe aprire la strada a futuri titoli che esplorano estetiche e tropi narrativi meno convenzionali all'interno della formula Soulslike.



"Code Vein II rappresenta un esperimento coraggioso nel genere Soulslike. Abbracciando pienamente la sua identità anime e introducendo meccaniche come il viaggio nel tempo, sfida le convenzioni e cerca di espandere il pubblico senza compromettere la sfida fondamentale", afferma un analista di mercato di Green Man Gaming in un'analisi del gennaio 2026. "Il successo o il fallimento di questo approccio influenzerà sicuramente le tendenze future dello sviluppo di giochi d'azione RPG."


L'attenzione quasi ossessiva alla personalizzazione, dalla Character Creator Demo con i suoi 64 slot fino alle Formae per ogni arma, riflette una tendenza più ampia nell'industria dei videogiochi: dare al giocatore il controllo quasi totale sull'espressione del proprio avatar e stile di gioco. In un'epoca in cui l'identità digitale è sempre più importante, Code Vein II offre un sandbox robusto per la creatività, che va oltre la semplice scelta di una classe predefinita. Questo approccio potrebbe diventare un modello per altri sviluppatori che cercano di bilanciare la profondità del gameplay con l'espressione personale.



Luci e Ombre di un'Ambizione: Critiche e Limiti



Nonostante l'entusiasmo palpabile e le innovazioni introdotte, Code Vein II non è esente da potenziali criticità. La decisione di eliminare il multiplayer cooperativo, sebbene motivata dalla volontà di "raffinare l'esperienza single-player", è un azzardo. Molti giocatori Soulslike apprezzano la possibilità di affrontare le sfide più ardue al fianco di amici. Se il sistema di partner AI, per quanto avanzato, non riuscirà a replicare la reattività e la strategia di un compagno umano, il gioco potrebbe perdere una fetta significativa del suo pubblico potenziale. L'IA dei compagni nel primo Code Vein, pur funzionale, non era esente da difetti, e il salto qualitativo necessario per reggere il peso di un'esperienza totalmente single-player è immenso.



Un altro punto interrogativo riguarda la complessità delle nuove meccaniche. Il sistema di Formae, le sette tipologie di armi, i Boosters, e il Blood Code, pur promettendo profondità, rischiano di sopraffare i nuovi arrivati e persino i veterani del genere. La curva di apprendimento potrebbe essere ripida, e un'interfaccia utente non intuitiva o tutorial insufficienti potrebbero trasformare la ricchezza delle opzioni in frustrazione. L'ibridazione e la flessibilità sono un pregio, ma solo se accessibili. Il gioco deve trovare un equilibrio tra profondità e usabilità.



Infine, l'implementazione del mondo aperto e della meccanica di time-shifting. Sebbene l'idea di esplorare due timeline interconnesse sia affascinante, il rischio di ripetitività è concreto. I "dungeon più ampi" e l'"esplorazione puzzle-oriented" devono essere costantemente innovativi per mantenere alto l'interesse. Un mondo aperto con sezioni vuote o attività ripetitive, anche se visivamente mozzafiato grazie all'Unreal Engine 5, può rapidamente diventare tedioso. La moto, per quanto stilosa, non può compensare una mancanza di contenuti significativi tra un punto d'interesse e l'altro. La qualità dell'esplorazione dipenderà dalla densità e dalla creatività del level design in entrambe le linee temporali.



Nonostante queste riserve, l'audacia di Code Vein II è innegabile. In un panorama videoludico che spesso si accontenta di formule collaudate, Bandai Namco sta spingendo i confini, cercando di forgiare un'identità unica. Il gioco non cerca di essere per tutti, ma per coloro che cercano un'esperienza Soulslike con un tocco distintivo, un'anima anime e una narrazione ambiziosa.



Il Futuro, il Sangue, e la Scelta Finale



Il lancio della Character Creator Demo, previsto per il 22 gennaio 2026 su Steam e il 23 gennaio sulle console, sarà il primo, cruciale banco di prova. Milioni di giocatori potranno assaggiare la profondità della personalizzazione e iniziare a costruire il proprio Revenant Hunter. Sarà un indicatore chiave dell'interesse e dell'engagement della community. Poi, l'accesso anticipato del 27 gennaio per le edizioni Deluxe e Ultimate darà il via al vero passaparola, prima dell'uscita globale del 30 gennaio 2026.



Il destino di Code Vein II non si deciderà solo nelle prime settimane, ma nel lungo termine. La sua capacità di generare una community attiva, di ispirare speedrunner e content creator, di mantenere vivo l'interesse con potenziali DLC o aggiornamenti futuri, sarà la vera misura del suo successo. Bandai Namco ha investito in una visione, e ora la palla passa ai giocatori. La luna Rapacis è in agguato, il tempo si piega e i Revenant attendono. La scelta di salvare o condannare questo mondo, di abbracciare o respingere questa visione, sarà interamente nelle mani di chi impugnerà il controller. E il sangue, come sempre, scorrerà.

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