Autonomia Strategica: L'Urgenza Europea del 2025


La sala conferenze all'Aia, a giugno 2025, era satura di una tensione diversa. Non la paura di un conflitto imminente, ma il peso di una scelta irreversibile. I leader della NATO non discutevano solo di contingenti militari, ma del destino dell'intero progetto europeo. La cifra annunciata—3,5% del PIL annuo per la difesa di base—non era una mera esigenza contabile. Era la cartina di tornasole di un continente che, dopo decenni di deleghe, cerca febbrilmente di forgiare la propria indipendenza. L'autonomia strategica ha cessato di essere un concetto astratto. È diventata la ragione stessa dell'esistenza politica dell'Unione.


La ricerca di autonomia dell'Europa è un mosaico complesso e spesso contraddittorio, composto da frammenti di difesa, tecnologia, energia e diplomazia. Un mosaico che nel 2025 sta subendo una pressione senza precedenti. L'incertezza strategica statunitense, le guerre alle porte, le catene di approvvigionamento fragili come vetro: ogni crisi rivela una dipendenza. Ogni dipendenza richiede una risposta. Ma l'Europa è capace di rispondere come un singolo attore? O la sua ricerca di autonomia rischia di naufragare nelle secche della frammentazione interna?


Il quadro finanziario pluriennale 2028-2034, proposto dalla Commissione europea a luglio 2025, fornisce una prima, monumentale risposta. 2.000 miliardi di euro. Un budget che raddoppia quello precedente, fissato all'1,26% del PIL comunitario. Non si tratta più di semplice coesione. È un piano di sopravvivenza geopolitica. I fondi sono destinati a costruire resilienza, a finanziare tecnologie critiche, a proteggere il mercato unico dagli shock esterni. È il più grande esperimento di autonomia collettiva mai tentato.



Le Fondamenta Incrinate: Difesa e Sovranità Tecnologica


Il pilastro più visibile, e più doloroso, di questa transizione è la difesa. Per anni, il dibattito sull'esercito europeo è rimasto confinato nei salotti accademici e nei documenti di retorica politica. La guerra in Ucraina e le ombre sul futuro dell'impegno atlantico hanno trasformato la retorica in necessità. L'impegno preso all'Aia non è un obiettivo vago. È una tabella di marcia precisa che lega la sicurezza europea alla capacità di spesa dei suoi stati membri. Entro il 2035, un ulteriore 1,5% del PIL dovrà essere destinato alla "sicurezza", un termine ampio che copre cyber-difesa, intelligence, resilienza delle infrastrutture critiche.


L'Italia, in questo contesto, gioca un ruolo ambiguo. Da un lato, il governo Meloni ha aumentato la spesa militare in linea con gli impegni NATO, posizionando il paese come attore mediterraneo cruciale. Dall'altro, le fragilità interne—crescita anemica, debito pubblico mastodontico, inflazione persistente—limitano la capacità di proiezione. L'autonomia nazionale e quella europea diventano due obiettivi che devono necessariamente convergere, pena l'irrilevanza di entrambi.



"L'autonomia strategica europea non è un'opzione ideologica, è una necessità dettata dalla storia. Gli impegni presi all'Aia nel 2025 segnano una discontinuità definitiva con il modello di sicurezza del passato. Non possiamo più permetterci di essere un attore geopolitico a intermittenza", afferma Marco De Rossi, analista per la sicurezza europea presso l'Istituto Affari Internazionali.


Accanto alla difesa tradizionale, cresce la battaglia per la sovranità tecnologica. Il bilancio UE per il 2025 stanzia 13,5 miliardi di euro per ricerca e innovazione, di cui la stragrande maggioranza, 12,7 miliardi, è destinata a Orizzonte Europa. Ma i numeri raccontano solo metà della storia. La vera partita si gioca su settori specifici: i semiconduttori, le batterie per la transizione verde, le materie prime critiche, l'intelligenza artificiale. L'Europa ha capito troppo tardi di aver delegato il proprio futuro industriale. Ora corre per recuperare.


L'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, è il banco di prova di questa corsa. Mentre Bruxelles cerca di imporre standard etici e di sicurezza globali, le imprese europee rischiano di rimanere indietro. In Italia, i dati sono impietosi: solo l'11,5% delle imprese che attualmente non utilizzano IA la considera una tecnologia rilevante. Un ritardo culturale prima ancora che tecnologico, che mina alla base l'ambizione di autonomia digitale.



Il Dilemma Italiano: Tra Europa e Interessi Nazionali


Roma si trova a dover navigare in acque particolarmente agitate. L'agenda del governo punta decisamente su sicurezza, controllo delle migrazioni e una rinnovata proiezione nel Mediterraneo e in Africa. Sono tutti temi che toccano direttamente il nervo scoperto dell'autonomia strategica. Un'Europa forte in materia di difesa è funzionale agli interessi italiani nel Mediterraneo. Allo stesso tempo, un'Europa troppo ingerente nelle politiche di bilancio o nella governance economica è vista con sospetto.


Questa tensione si riflette in modo lampante nel settore della ricerca, l'humus da cui nasce ogni vera autonomia a lungo termine. Mentre l'UE pompa miliardi in Orizzonte Europa, il governo italiano è accusato di erodere l'autonomia delle università. Il cosiddetto decreto Anvur, le modifiche alle procedure per il pre-ruolo, i tagli al finanziamento di base: misure che, secondo molti rettori e accademici, stanno soffocando il sistema. L'Italia investe in ricerca già meno della media europea. Il risultato è prevedibile: carriere bloccate, talenti in fuga, un declino che mina la sovranità scientifica del paese e, per riflesso, dell'intera Unione.



"Stiamo assistendo a un paradosso tragico. Da un lato, proclami solenni sull'autonomia strategica europea fondata sull'innovazione. Dall'altro, politiche nazionali che svuotano i centri di eccellenza che dovrebbero realizzarla. Senza università libere e ben finanziate, l'Italia sarà sempre un partner dipendente, non un architetto dell'autonomia", dichiara la Professoressa Elena Conti, rettrice dell'Università di Siena, in una recente audizione parlamentare.


La transizione verde, il secondo pilastro della strategia europea, rivela un'altra crepa. Il Green Deal è a rischio. Gli obiettivi per il 2030 e il 2040 sembrano sempre più lontani, minati da investimenti insufficienti e da dipendenze esterne su componenti fondamentali, dai pannelli solari alle turbine eoliche. L'Italia, con il suo potenziale di riconversione industriale e la sua vulnerabilità climatica, dovrebbe essere in prima linea. Invece, la discussione pubblica rimane spesso impantanata tra negazionismi e promesse senza finanziamenti adeguati.


Il 2025 sarà decisivo non per un singolo evento, ma per la direzione di marcia che verrà impressa a queste politiche. L'integrazione può accelerare, creando un blocco coeso in grado di dettare regole e proteggere i propri cittadini. Oppure, la frammentazione—tra Nord e Sud, tra Est e Ovest, tra stati frugali e stati debitori—potrà prevalere, lasciando l'Europa vulnerabile agli shock e alle pressioni delle potenze rivali. L'autonomia non è un destino. È una scelta. E il tempo per compierla sta scadendo.

I Pilastri dell'Autonomia: Tra Ambizioni e Disomogeneità


Il 25 novembre 2025, la Commissione europea ha depositato la sua scommessa per il futuro. Il pacchetto d'autunno del semestre europeo 2026 non è un semplice documento tecnico. È la diagnosi ufficiale di un organismo politico sotto stress, che elenca con freddezza le vulnerabilità strutturali: produttività stagnante, un’onda demografica che si ritira, e la domanda crescente, inarrestabile, di finanziare difesa e transizioni. La politica economica dell'UE non tratta più di austerità o stimolo. Deve rispondere a una domanda esistenziale: come pagare la propria indipendenza? Il rapporto Draghi aveva già quantificato l’abisso: 800 miliardi di euro all'anno di fabbisogno di investimento, una cifra che oggi si è gonfiata con le spese militari e la riorganizzazione industriale forzata dalle guerre commerciali. La risposta di Bruxelles è un atto di fede nella capacità di investimento pubblico, ma i pilastri su cui costruisce questa fede mostrano crepe evidenti.



Difesa: L'Imperativo del "Fare Insieme" che Non Decolla


Sulla carta, la strada è tracciata. Gli stati membri hanno riconosciuto la minaccia condivisa, in particolare dopo l'insediamento della seconda Amministrazione Trump e la sua marcata impostazione nazionalista. La necessità di rafforzare le basi tecnologiche e difensive è un mantra accettato da tutti. La pratica, però, è un pantano di eccezioni e calcoli nazionali. L'obiettivo di raggiungere il 40% di acquisti congiunti di materiale bellico entro il 2030 sembra, a un anno dal suo annuncio, più un auspicio che un piano operativo.


Ogni capitale guarda alla propria industria, ai propri posti di lavoro, alla propria bilancia commerciale. La Francia spinge per un'Europa potenza, la Germania teme un attrito con Washington, l'Italia cerca contratti per i suoi cantieri navali. Il risultato è una frammentazione che vanifica lo sforzo finanziario. Spendere di più non basta. Bisogna spendere meglio, insieme. Il 2026 sarà l'anno della verità: gli Stati membri tradurranno la retorica sulla minaccia condivisa in programmi e tempistiche realmente condivise, o continueranno a comprare separatamente, replicando inefficienze e dipendenze?



"La vulnerabilità agli shock esterni, resa evidente dalla politica estera americana, ha reso l'autonomia strategica una necessità non negoziabile. Ma la capacità di rafforzare le basi tecnologiche e di difesa dipende da una volontà politica che ancora stenta a superare gli egoismi nazionali." — Analisi dello IAI (Istituto Affari Internazionali)


La proposta di una "regola d'oro" fiscale, che escluda gli investimenti strategici—dalla difesa all'istruzione—dal calcolo del deficit, è un tentativo di aggirare questo stallo. Sarebbe l'istituzionalizzazione di una deroga già discussa per la spesa militare. Ma è anche l'ammissione che le vecchie regole, nate per un'epoca di pace e globalizzazione spensierata, sono ora un impedimento alla sopravvivenza. Il rischio è che questa golden rule diventi un alibi per un debito pubblico senza controllo, anziché uno strumento per indirizzare capitali verso settori ad alto valore strategico. Senza un coordinamento ferreo sugli investimenti, si rischia solo di moltiplicare i debiti senza moltiplicare la potenza.



Lo Spazio: Il Campo di Gioco dell'Ambizione Europea


Mentre la difesa terrestre arranca, l'Europa guarda al cielo con una determinazione nuova. La decisione dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) di approvare un budget record di 22,1 miliardi di euro per il triennio 2025-2027 non è un semplice aumento di fondi. È un salto culturale. Un incremento del 30% rispetto alla programmazione precedente, una cifra che copre quasi per intero le richieste dell'Agenzia stessa, segnala un cambiamento di priorità radicale. Lo spazio non è più solo scienza o prestigio. È infrastruttura critica.



"Questo è un grande successo per l'Europa. Il budget approvato ci permette di dare seguito alle ambizioni dei nostri Stati membri." — Josef Aschbacher, Direttore Generale dell'ESA


L'obiettivo dichiarato è garantire un accesso europeo allo spazio "affidabile, competitivo, sostenibile e industrialmente robusto". Parole che suonano come una risposta diretta alla dipendenza dai lanciatori statunitensi e, sempre più, dai servizi satellitari privati. L'investimento di oltre 4 miliardi nell'European Launcher Challenge è la prova che Bruxelles ha capito: senza un vettore proprio, l'intera costellazione di satelliti per la sicurezza, l'osservazione terrestre e le comunicazioni critiche pende dal filo di un contratto commerciale. In questo settore, l'autonomia strategica ha un prezzo preciso, e l'Europa sembra disposta a pagarlo.


Ma anche qui, il diavolo è nei dettagli. La governance dell'ESA, che coinvolge anche stati non-UE come il Regno Unito e la Svizzera, è un capolavoro di complessità. Coordinare le agende industriali di una ventina di paesi, ciascuno con le sue eccellenze e le sue lobby, è una sfida titanica. La "compattezza" celebrata da Aschbacher sarà messa alla prova dalla distribuzione geografica dei contratti, l'evergreen della politica spaziale europea. Riuscirà l'ESA a privilegiare l'efficienza strategica rispetto al ritorno elettorale per i governi nazionali?



Il Labirinto Finanziario: Come Pagare il Conto


L'ambizione ha un costo proibitivo. I numeri—800 miliardi annui, 2.000 miliardi per il quadro finanziario—rischiano di rimanere fantasmi su un foglio di Excel senza un meccanismo di finanziamento rivoluzionario. Le proposte circolano, audaci e controverse. La più radicale è la creazione di un Fondo europeo per l'autonomia strategica, gestito da un'Agenzia dedicata che progressivamente trasformerebbe il debito nazionale dei paesi membri in prestiti comuni, lasciando sui mercati solo gli Eurobond.


Questa non è una mera manovra contabile. Sarebbe un terremoto geopolitico. Creerebbe finalmente un attivo sicuro europeo, un vero competitor del Treasury bond americano, offrendo un rifugio agli investitori globali e mettendo fine alla frammentazione dei mercati finanziari dell'eurozona. Sarebbe il coronamento dell'unione bancaria e il primo, vero passo verso un Tesoro federale. È anche la proposta più politicamente tossica sul tavolo. I paesi frugali vi si opporranno con tutte le loro forze, vedendovi un trasferimento di rischio inaccettabile. I paesi del Sud temono condizionalità asfissianti. E tutti hanno paura di perdere un pezzo di sovranità nazionale.



"Un Fondo europeo per l'autonomia strategica tramite un'Agenzia dedicata è la via per trasformare il debito nazionale in uno strumento comune. È l'unico modo per creare un attivo sicuro europeo e sfidare la frammentazione dei mercati." — Proposta di riforma da Sbilanciamoci.info


Intanto, alcuni indicatori offrono un paravento di normalità. I tassi di occupazione UE hanno toccato un massimo del 75,8% nel 2024, avvicinandosi all'obiettivo del 78% per il 2030. La crescita, seppur moderata, c'è. Ma è una resilienza ingannevole. Quanti di questi posti di lavoro sono in settori maturi, destinati a essere spazzati via dalla doppia transizione? Quanti in attività a bassa produttività, che non generano il surplus necessario a finanziare gli investimenti strategici? L'Europa rischia di essere piena di occupati ma povera di futuro.



La Proiezione Esterna: Un Multilateralismo di Necessità


L'autonomia non si costruisce solo guardando al proprio interno. La dimensione esterna è decisiva, e qui l'UE mostra un volto più coordinato. L'impegno ribadito verso l'Agenda dell'Unione Africana per il 2063 e l'Agenda ONU 2030, con uno sguardo già a un'ambiziosa agenda post-2030, non è filantropia. È calcolo strategico. L'Africa è il terreno dove si giocano le partite sulle materie prime critiche, sulle rotte migratorie, sull'influenza geopolitica. La Cina e la Russia lo hanno capito da anni. L'Europa, ora, cerca di recuperare con un'offerta che mescola sviluppo sostenibile, investimenti privati e—non troppo sottotraccia—la ricerca di partner affidabili per diversificare le catene di approvvigionamento.


È un multilateralismo pragmatico, lontano anni luce dall'idealismo degli inizi. Serve a costruire zone di influenza economica, a garantire l'accesso al cobalto, al litio, ai metalli rari. Ma può funzionare? I partner africani sono sempre più esigenti, stanchi di essere semplici fornitori di risorse. Vogliono industrializzazione, trasferimento tecnologico, un posto a sedere al tavolo delle decisioni. L'Europa è disposta a offrirlo, o continuerà a vedere il continente come un cortile di casa da stabilizzare?



"L'aumento della spesa per la sicurezza darà impulso al settore della difesa, mentre la transizione verde e gli investimenti in intelligenza artificiale creeranno opportunità. Ma il vantaggio competitivo europeo dipenderà dalla capacità di integrare questi sforzi in una strategia industriale coerente." — Analisi di Amundi per investitori istituzionali


Le opportunità di mercato ci sono, e gli analisti finanziari le stanno già prezzando. Il settore della difesa è in piena espansione. Le utility e le aziende legate alle infrastrutture verdi beneficeranno di fiumi di denaro pubblico. L'IA, nonostante il ritardo, attirerà capitali. Ma questo slancio economico sarà sostenibile e diffuso, o creerà nuove distorsioni e bolle speculative? La corsa all'autonomia rischia di premiare i colossi industriali già consolidati, in grado di navigare la complessità degli appalti pubblici europei, lasciando indietro le piccole e medie imprese che formano il tessuto del continente. L'Europa delle patrie si trasformerà nell'Europa dei campioni nazionali, ossia in un mercato comune solo per pochi eletti.


La ricerca di autonomia, quindi, non è un percorso lineare verso la potenza. È un labirinto di contraddizioni. È la tensione tra l'urgenza di agire e la lentezza delle decisioni comuni. Tra la necessità di spendere e il terrore del debito. Tra la visione di un'Europa sovrana e la realtà di ventisette interessi nazionali che faticano a convergere. I pilastri—difesa, spazio, finanza, proiezione estera—sono stati eretti. La costruzione, però, è appena iniziata, e il terreno sotto di essi trema.

Il Prezzo della Sovranità: Una Scommessa sul Futuro dell'Idea Europa


L'autonomia strategica non è una policy. È un riflesso condizionato di un organismo politico che ha percepito il pericolo della propria estinzione. La sua importanza trascende completamente i bilanci della difesa o i programmi spaziali. Tocca il cuore stesso del progetto europeo: può l'Unione, nata come comunità di diritto e mercato, trasformarsi in un attore di potere in un mondo che ha smesso di credere nelle regole? La risposta definirà cosa sarà l'Europa per i prossimi cinquant'anni: un attore geopolitico rilevante o un museo a cielo aperto, economicamente avanzato ma politicamente irrilevante, in balia delle decisioni prese a Washington, Pechino o Mosca. Il tentativo di costruire autonomia è, in definitiva, il tentativo di salvare l'idea stessa di un'Europa unita dalla irreversibile obsolescenza.


L'impatto si misura in una ridefinizione totale delle priorità. L'agenda politica interna—dai fondi di coesione agli aiuti di stato—è ormai subordinata a questo obiettivo supremo. Non si investe più solo per ridurre le disparità regionali, ma per costruire resilienza e sovranità tecnologica in quei territori. La politica industriale, per decenni un tabù liberista, è tornata con forza, giustificata dall'imperativo della sicurezza. La stessa governance economica, con la proposta della "regola d'oro", sta venendo piegata per servire uno scopo di potenza. È un cambiamento di paradigma epocale, che trasforma l'UE da regolatore globale in competitor globale.



"Il settore spaziale europeo rimane un fattore abilitante cruciale per la competitività economica, la sicurezza e l'autonomia strategica dell'Unione. Senza di esso, ogni discorso sulla sovranità digitale e sulla sicurezza delle comunicazioni è vuoto." — Analisi dell'Osservatorio di Politica Internazionale (AREL)


La posta in gioco è culturale prima che politica. Per generazioni, l'identità europea si è costruita sulla negazione della potenza, sul superamento dei nazionalismi bellicosi attraverso il diritto e il mercato. Oggi si chiede ai cittadini di abbracciare una nuova narrazione: quella di un'Europa forte, capace di difendersi da sola, pronta a competere in modo spietato. È un salto psicologico enorme. Richiede di sostituire il senso di colpa per il passato con un senso di responsabilità per il futuro. La riuscita o il fallimento di questo salto determinerà il livello di sostegno popolare a un'Unione che chiederà sacrifici sempre più grandi.



Le Crepe nella Fortezza: Criticità e Rischi di un Progetto Incompiuto


L'entusiasmo per questa nuova ambizione non deve oscurare le sue profonde, pericolose contraddizioni. La prima è una gigantesca ipocrisia finanziaria. Si proclama l'autonomia strategica come priorità assoluta, ma si rifiuta di dotarsi degli strumenti fiscali e di debito comune per finanziarla in modo adeguato. Si chiede agli stati membri di spendere di più per la difesa, mentre il Patto di Stabilità—seppur riformato—continua a premere per il rigore di bilancio. È come voler costruire una cattedrale con il budget di una cappella. La proposta del Fondo per l'Autonomia Strategica è la soluzione logica, ma è politicamente tossica. Senza di essa, l'autonomia rischia di essere un lusso che solo i paesi più ricchi (Germania, Francia) potranno realmente permettersi, acuendo le divergenze interne invece di sanarle.


La seconda criticità è di metodo. L'approccio europeo rimane eccessivamente burocratico e lento. Mentre Cina e Stati Uniti agiscono con la velocità decisionale dello stato-nazione o di un sistema autoritario, l'UE deve mediare tra ventisette parlamenti, commissioni, e interessi industriali contrastanti. L'AI Act è un esempio: un regolamento ambizioso sulla carta, ma la cui implementazione rischia di soffocare l'innovazione proprio nel momento in cui servirebbe agilità. Si rischia di regolamentare un settore che, nel frattempo, è già stato dominato da attori extraeuropei.


Infine, persiste un vizio d'origine: la mancanza di una leadership politica chiara e legittimata. Chi parla per l'Europa autonoma? La Presidente della Commissione? L'Alto Rappresentante? Il Presidente del Consiglio Europeo, che cambia ogni due anni e mezzo? La confusione di voci indebolisce la proiezione esterna e alimenta il sospetto dei partner, dall'Africa ai Balcani, che dietro le belle parole non ci sia una volontà unitaria e duratura. L'autonomia strategica richiede un comando strategico. E su questo, l'UE è ancora drammaticamente silente.



Guardando al 2026, le scadenze si avvicinano con il rumore di un contagocce che diventa una cascata. La prima verifica sull'obiettivo del 40% degli acquisti congiunti di difesa mostrerà quanta sostanza c'è dietro gli impegni presi all'Aia. Le negoziazioni per il quadro finanziario 2028-2034 entreranno nel vivo, e lì si deciderà se i 2.000 miliardi di euro rimarranno una cifra simbolica o diventeranno uno strumento operativo. La nuova Commissione che insedierà dopo le elezioni europee del 2024 dovrà immediatamente affrontare la traduzione in leggi del pacchetto sull'autonomia.


Per l'Italia, il 2026-2027 sarà un crocevia definito da due traiettorie. La prima è interna: le riforme promesse (dalla giustizia all'amministrazione pubblica) procederanno abbastanza in fretta da migliorare la produttività del paese e attrarre una fetta consistente degli investimenti strategici europei? O l'Italia rimarrà un destinatario passivo di fondi, incapace di generare progetti credibili? La seconda è mediterranea: Roma riuscirà a trasformare la sua retorica sul "Piano Mattei" per l'Africa in una piattaforma concreta di partnership energetiche e di sviluppo, diventando il vero hub meridionale dell'autonomia energetica europea, o si limiterà a gestire l'emergenza migratoria?


La spinta verso l'autonomia ha creato una finestra di opportunità irrepetibile. Ha costretto i governi a pensare in termini continentali, ha riportato la politica industriale al centro del dibattito, ha fatto capire che la sicurezza ha un prezzo. Ma una finestra può anche chiudersi. L'economia potrebbe entrare in recessione, facendo sembrare i tagli alla spesa pubblica più urgenti degli investimenti a lungo termine. Un cambiamento politico in una grande capitale—Berlino, Parigi—potrebbe raffreddare l'entusiasmo. La tentazione di tornare alla comoda dipendenza atlantica, se le acque si dovessero calmare, è sempre in agguato.


Alla fine, la ricerca di autonomia dell'Europa non è una gara che si vince una volta per tutte. È una condizione permanente, uno stato di vigilanza che richiede risorse costanti e volontà politica continua. Il vertice dell'Aia del giugno 2025 non ha dato una risposta. Ha posto una domanda a cui ventisette governi dovranno rispondere ogni giorno, con ogni decisione di bilancio, con ogni contratto internazionale, con ogni riforma nazionale. L'Europa sarà capace di essere padrona del proprio destino, o accetterà di essere per sempre una comprimaria nella storia scritta da altri? Il cantiere è aperto. I ponteggi coprono la facciata. Ma la struttura portante è ancora in bilico.

Video -
Video -
Video -
image not described

Comments

Welcome

Discover Haporium

Your personal space to curate, organize, and share knowledge with the world.

Explore Any Narratives

Discover and contribute to detailed historical accounts and cultural stories. Share your knowledge and engage with enthusiasts worldwide.

Join Topic Communities

Connect with others who share your interests. Create and participate in themed boards about any topic you have in mind.

Share Your Expertise

Contribute your knowledge and insights. Create engaging content and participate in meaningful discussions across multiple languages.

Get Started Free
10K+ Boards Created
50+ Countries
100% Free Forever

Related Boards

ONU: Dietro le Quinte dell'Organizzazione Mondiale a 80 Anni

ONU: Dietro le Quinte dell'Organizzazione Mondiale a 80 Anni

L'ONU compie 80 anni tra riforme radicali e paralisi: Guterres taglia il 20% dei posti in pace e politica, ma il veto ne...

View Board
Gaius-Gracchus-Il-Rivoluzionario-Romano

Gaius-Gracchus-Il-Rivoluzionario-Romano

Gaius Gracchus: Il Rivoluzionario Romano Nel mondo della politica romana repubblicana, Gaius Tiberius Gracchus (88-133 ...

View Board
Rita-Levi-Montalcini-Una-biochimica-rivoluzionaria-tra-scienza-e-politica

Rita-Levi-Montalcini-Una-biochimica-rivoluzionaria-tra-scienza-e-politica

Rita Levi-Montalcini, una vita tra scienza e politica, la storia di una donna che ha cambiato la neurobiologia e lottato...

View Board
Cassiodoro-Il-Ponte-Tra-l-Antichita-e-il-Medioevo

Cassiodoro-Il-Ponte-Tra-l-Antichita-e-il-Medioevo

Cassiodoro: vita e opere del politico e monaco che salvò la cultura classica. Dalla corte ostrogota al monastero di Viva...

View Board
Cato-the-Younger-The-Roman-Politician-and-His-Role-in-History

Cato-the-Younger-The-Roman-Politician-and-His-Role-in-History

Cato the Younger: The Roman Politician and His Role in History Lo straordinario talento politico di Cato il Giovane Cato...

View Board
Cornelia Roma: Storia, Sviluppo e Mobilità Sostenibile

Cornelia Roma: Storia, Sviluppo e Mobilità Sostenibile

Scopri Cornelia, quartiere in evoluzione a Roma, con la stazione Metro A Cornelia al centro di progetti di mobilità sost...

View Board
Paul-Painleve-Scienziato-Matematico-e-Statista-Francese

Paul-Painleve-Scienziato-Matematico-e-Statista-Francese

Meta Description Scopri la vita e l'opera di Paul Painlevé, genio matematico e statista francese. Dalle equazioni differ...

View Board
Cicero: Vita, Opere e Ruolo nella Repubblica Romana

Cicero: Vita, Opere e Ruolo nella Repubblica Romana

Scopri la vita, le opere e l'eredità di Cicerone, il grande oratore e filosofo romano che difese la Repubblica con eloqu...

View Board
Maecenas-il-patrono-delle-arti-e-consigliere-di-Augusto

Maecenas-il-patrono-delle-arti-e-consigliere-di-Augusto

Scopri Maecenas, il patrono delle arti e consigliere di Augusto che rivoluzionò la cultura romana. Esplora la sua vita, ...

View Board
Jorge-Juan-El-Politico-y-Cientifico-en-la-Transicion-de-Siglos

Jorge-Juan-El-Politico-y-Cientifico-en-la-Transicion-de-Siglos

Jorge Juan: El Político y Científico en la Transición de Siglos La Vida y Objetivos del Ilustre Jorge Juan La figura h...

View Board
Herodes-el-Grande-El-Rey-de-los-Judios

Herodes-el-Grande-El-Rey-de-los-Judios

Hérodes el Grande, rey de Judea entre el 37 a.C y 4 d.C, gobernó con mano de hierro y destacó por sus construcciones y c...

View Board
Solon-El-Legislador-Visionario-de-Atenas

Solon-El-Legislador-Visionario-de-Atenas

Descubre la vida y legado de Solón, el influyente legislador de Atenas conocido por sus reformas visionarias que sentaro...

View Board
Gaius-Maecenas-El-Mecenas-de-la-Nueva-Era-Romana

Gaius-Maecenas-El-Mecenas-de-la-Nueva-Era-Romana

Descubre la fascinante vida de Gaius Maecenas, el icónico mecenas de la era romana que revolucionó el arte y la literatu...

View Board
Cayo Mario: El general que salvó y transformó Roma

Cayo Mario: El general que salvó y transformó Roma

Descubre cómo Cayo Mario, el general que salvó Roma de invasiones germánicas, transformó el ejército y marcó el inicio d...

View Board
Platon-Vida-y-Legado-de-un-Filosofo-Atemporal

Platon-Vida-y-Legado-de-un-Filosofo-Atemporal

Descubre la vida y el legado atemporal de Platón, el filósofo griego cuya influencia perdura en el pensamiento occidenta...

View Board
Cayo-Porcio-Caton-Un-Defensor-de-la-Republica-Romana

Cayo-Porcio-Caton-Un-Defensor-de-la-Republica-Romana

Explora la vida de Cayo Porcio Catón, conocido como Catón el Joven, un firme defensor de la República Romana y símbolo d...

View Board
Tacito-El-Cronista-de-un-Imperio-en-Crisis

Tacito-El-Cronista-de-un-Imperio-en-Crisis

Descubre la relevancia atemporal de Publio Cornelio Tácito, el influyente historiador romano que capturó las complejidad...

View Board
Burrus-El-Prefecto-Pretoriano-que-Forjo-el-Imperio

Burrus-El-Prefecto-Pretoriano-que-Forjo-el-Imperio

Descubre la apasionante vida de Sextus Afranius Burrus, el prefecto pretoriano cuyo estratégico liderazgo moldeó el Impe...

View Board
Caton-el-Viejo-Un-Pilar-de-la-Cultura-Romana

Caton-el-Viejo-Un-Pilar-de-la-Cultura-Romana

Explora la vida y legado de Catón el Viejo, figura clave en la República Romana. Conocido por sus reformas políticas y d...

View Board
Druso-el-Mayor-Un-General-Romano-en-la-Historia-del-Imperio

Druso-el-Mayor-Un-General-Romano-en-la-Historia-del-Imperio

Descubre la fascinante historia de Druso el Mayor, el intrépido general romano que dejó una huella indeleble en el Imper...

View Board