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Il 2 gennaio 2026, esattamente alle 23:45 UTC, un punto di luce di magnitudine 6.55 attraverserà il cielo nella costellazione della Balena. Non è una stella. Non è una cometa. È un mondo a sé stante, un blocco di roccia e metallo primordiale largo oltre cento chilometri. Si chiama 40 Harmonia. Quella notte, raggiungerà l’opposizione perfetta, un allineamento geometrico che renderà la sua luce, riflessa dal Sole, più pura e misurabile che mai per i telescopi terrestri. Questa non è una semplice curiosità celeste per appassionati. È un’opportunità scientifica rara, un momento in cui un asteroide anonimo diventa una pietra di paragone per decifrare i segreti di intrusi molto più misteriosi.
L’opposizione, in astronomia, è un concetto semplice ma potente. Si verifica quando la Terra si posiziona esattamente in linea tra il Sole e un altro oggetto del sistema solare. In quel momento, l’oggetto è completamente illuminato dal Sole, come una Luna piena, e si trova nel punto più vicino alla Terra lungo la sua orbita. Per gli asteroidi della fascia principale, questo è il momento di massima luminosità e visibilità. Harmonia, tuttavia, non diventerà mai visibile a occhio nudo. La sua magnitudine di 6.55 lo colloca appena al di sotto della soglia della percezione umana senza aiuti. Serve uno strumento.
La vera magia dell’opposizione del 2026 risiede nella qualità della luce. L’angolo di riflessione è tale da minimizzare l’effetto dell’ombra e delle asperità superficiali. La luce che arriva ai nostri telescopi è più “pulita”, meno distorta. Per gli scienziati che studiano la composizione degli asteroidi tramite spettroscopia, è come passare dall’osservare un dipinto sotto una luce fioca e laterale a vederlo sotto i faretti di una galleria. Ogni dettaglio minerale emerge con chiarezza.
“Un’opposizione come questa trasforma Harmonia da un semplice bersaglio in uno strumento di calibrazione,” spiega il Dott. Marco Fulgini, planetologo all’Osservatorio di Roma. “I dati che raccoglieremo sulla sua albedo, fissata a 0.220, e sulla sua composizione superficiale saranno così precisi da diventare un metro di paragone assoluto. È il nostro ‘campione di verità’ contro cui misurare oggetti la cui natura è ambigua o sconosciuta.”
La costellazione che farà da sfondo, la Balena, è un’ironia celeste. Un asteroide chiamato Armonia che solca un mare di stelle rappresentato da un mostro mitologico. Per gli astrofili, il puntino sfocato visibile con un buon binocolo o un piccolo telescopo sarà la concretizzazione di un movimento orbitale preciso e immutabile. Harmonia completerà la sua rivoluzione attorno al Sole, che dura 3 anni e 154 giorni, proprio in quel periodo. Quel puntino è un mondo. Un mondo con una storia che inizia non nello spazio, ma in una Parigi appena uscita dalla guerra.
Hermann Goldschmidt non era un astronomo di professione. Era un pittore storico tedesco trapiantato a Parigi, affascinato dalle stelle. La notte del 31 marzo 1856, puntò il suo telescopo da 2 pollici verso il cielo dal suo appartamento al sesto piano in Rue de l'Ancienne-Comédie. Scorse un nuovo, minuscolo mondo. Lo scoprì il giorno dopo la firma del Trattato di Parigi, che pose fine alla Guerra di Crimea. L’euforia per la pace imminente influenzò la scelta del nome.
L’asteroide fu battezzato in onore di Harmonia, la dea greca dell’armonia e della concordia, figlia di Ares e Afrodite. La scelta fu carica di simbolismo: dalla tensione (Ares, dio della guerra) e dalla bellezza (Afrodite) nasce l’armonia. Un augurio celeste per l’Europa. Eppure, la mitologia legata ad Harmonia nasconde un paradosso. Il suo dono nuziale più famoso fu una collana, donatale da Efesto, che portò sciagura e rovina a tutti i suoi successivi possessori. Un monito sulla natura ambivalente delle cose preziose.
“Goldschmidt era un cacciatore di asteroidi metodico in un’epoca in cui si iniziava a mappare sistematicamente la fascia tra Marte e Giove,” commenta la Prof.ssa Elena Conti, storica dell’astronomia all’Università di Bologna. “La sua scoperta di Harmonia, la quarantesima nella storia, arrivò in un momento preciso. Non fu un caso. Fu il risultato di una crescente consapevolezza che quello spazio non era vuoto, ma popolato. Dare un nome legato alla pace fu un atto di speranza scientifica e civile insieme.”
Oggi, Harmonia è classificato come un asteroide di tipo S, dove la “S” sta per silicati. È composto principalmente da rocce ferrose e silicati di nickel e ferro, materiali tipici degli interni dei corpi planetari differenziati. È un sopravvissuto, un planetesimo che non è mai diventato un pianeta. Il suo diametro medio di 111 chilometri lo colloca nel top 1% degli asteroidi conosciuti per dimensioni. Se lo posassimo sulla Terra, coprirebbe un’area paragonabile a quella dello Stato americano del Delaware. Un continente in miniatura, sospeso nel vuoto.
Harmonia non è una sfera perfetta. I modelli 3D sviluppati da team di ricerca, come quello guidato da J. Viikinkoski, rivelano una forma irregolare, un ammasso di roccia deformato dalla sua stessa gravità e da impatti antichi. Ruota su se stesso una volta ogni 8.9085 ore. Un giorno su Harmonia dura meno di nove delle nostre ore. Immaginate un paesaggio desolato, senza atmosfera, dove il Sole sorge e tramonta in poco più di quattro ore ciascuno, gettando ombre lunghissime su crateri e creste di un colore grigio-rossastro.
Questa rotazione relativamente veloce ha implicazioni. Influisce sulla distribuzione della temperatura superficiale e, di conseguenza, sulle sottili misurazioni termiche che i radiotelescopi possono effettuare. I dati radar, combinati con le osservazioni ottiche durante l’opposizione, permettono di costruire mappe topografiche rudimentali. Si individuano regioni forse più lisce, forse più craterizzate.
L’albedo di 0.220 significa che riflette circa il 22% della luce solare che lo colpisce. È un valore relativamente alto per un asteroide, compatibile con una superficie rocciosa non coperta da uno spesso strato di polvere scura. Questa riflettività è una delle chiavi del suo ruolo di “punto di riferimento”. Perché quando si studia un oggetto sconosciuto, la prima domanda è: quanto è luminoso? Ma la luminosità apparente dipende da due fattori: la dimensione e l’albedo. Conoscendo con precisione l’albedo di Harmonia, e misurando la sua luminosità, possiamo ricavarne le dimensioni con margini di errore minimi. È un’equazione che ora abbiamo risolto. Per altri oggetti, resta un mistero.
Ed è qui che l’opposizione del 2026 smette di essere una semplice osservazione e diventa un atto di intelligence cosmica. Perché c’è un intruso nel nostro sistema solare per cui questi dati saranno preziosissimi. Un intruso che viene da un’altra stella.
Il puntino luminoso di magnitudine 9.0 che attraverserà i Gemelli il 2 gennaio 2026 non è una meteora. È una sentinella. Mentre i grandi radiotelescopi di Arecibo, ormai perduto, e Goldstone puntano verso di esso, gli scienziati non stanno cercando solo di capire Harmonia. Stanno affilando un bisturi cosmico. Il suo movimento apparente, calcolato in 0,71 secondi d’arco al minuto, è un dato cruciale. È abbastanza lento da permettere esposizioni fotografiche pulite, abbastanza veloce da rivelare il suo moto orbitale in poche ore di osservazione. Questa precisione è la nuova frontiera nella difesa planetaria.
"Harmonia sarà in opposizione il 2 gennaio, momento nel quale raggiungerà la nona magnitudine. Il suo moto sarà di 0,71 secondi d’arco al minuto." — Coelum Astronomia, "Asteroidi del Mese" (2025)
L’enfasi sulle opposizioni di asteroidi "banali" come Harmonia, Nysa e Laetitia nello stesso gennaio 2026 non è un caso. È una strategia. Questi corpi sono i nostri laboratori di controllo, i nostri campioni noti in un universo di anomalie. Misurando con precisione assoluta il loro albedo, la loro forma, la loro traiettoria, creiamo un database di verità incontrovertibili. Quando arriverà il prossimo oggetto interstellare come 3I/ATLAS, o quando un asteroide near-Earth con un’orbita sospetta si avvicinerà, potremo confrontare i suoi dati con quelli di Harmonia. Le discrepanze ci diranno tutto: composizione anomala, struttura porosa, rotazione caotica.
La costellazione dei Gemelli, citata dalle effemeridi del 2025, non è solo uno sfondo. È simbolica. Rappresenta i due aspetti della missione: osservazione amatoriale e ricerca scientifica d’alto livello. L’astrofilo con il suo telescopio da cortile e lo scienziato al terminale del radar lavorano, quella notte, sulla stessa linea di vista. I dati fotometrici raccolti da una rete globale di appassionati possono integrare e validare le misure professionali. È scienza partecipativa nel senso più concreto.
Harmonia non sarà solo. Il cielo di gennaio 2026 offrirà una rara concentrazione di opposizioni asteroidali. (44) Nysa raggiungerà la sua il 23 gennaio, brillando a magnitudine 8.6 nella costellazione del Cancro. (39) Laetitia, altro massiccio abitante della fascia principale, avrà la sua finestra di visibilità ottimale nello stesso periodo. Persino il gigante Giove sarà al perigeo il 3 gennaio, un colosso che farà da contrappunto teatrale a questi minuscoli mondi rocciosi.
Questa convergenza non è un semplice spettacolo. È un banco di prova senza precedenti per le tecniche di osservazione automatizzata. I software di tracciamento e riconoscimento degli oggetti near-Earth (NEO) verranno messi alla prova con tre bersagli noti, prevedibili, ma comunque in movimento. La loro luminosità simile ma non identica costringerà gli algoritmi a perfezionare le stime di dimensione e distanza basate sulla sola luce riflessa.
"Gennaio 2026 si conferma un mese eccezionale per l’osservazione asteroidale. La concentrazione di tre corpi principali in opposizione, con magnitudini accessibili all’amatore, è un’opportunità che non si verificava con questa favorevole configurazione da diversi anni." — Unione Astrofili Italiani (UAI), "Cielo di Gennaio 2026"
E qui sorge una domanda critica, quasi eretica: non stiamo forse dando troppa importanza a un sasso tra milioni? La risposta è nel paragone con (16) Psyche, l’asteroide metallico la cui opposizione è prevista per il 7 dicembre 2025. Psyche fa notizia per la sua composizione unica, per le missioni spaziali dedicate. Harmonia no. È ordinario. Ma è proprio questa ordinarietà a renderlo fondamentale. Psyche è l’eccezione che confonde. Harmonia è la regola che chiarisce. Senza una regola solida, tutte le eccezioni diventano solo rumore.
L’astrofotografia amatoriale giocherà un ruolo inaspettato. I moti lenti, tra 0,57 e 0,71 secondi d’arco al minuto, permettono esposizioni fino a 40-60 secondi senza che l’asteroide appaia come una striscia. Con tecniche di stacking, gli appassionati possono produrre immagini che rivelano le variazioni di luminosità dovute alla rotazione. Questi dati, caricati su piattaforme condivise, diventano un tesoro per gli astronomi professionisti. Una notte di cielo sereno diventa un contributo alla scienza.
Torniamo all’intruso interstellare. 3I/ATLAS, o qualsiasi altro visitatore da un altro sistema stellare, appare nel nostro cielo come un fantasma. Non conosciamo la sua albedo. Stimare le sue dimensioni dalla luminosità è un gioco di ipotesi. Potrebbe essere piccolo e brillante, o grande e scuro. Harmonia, con il suo albedo di 0.220 noto al millesimo, risolve l’equazione per sé stesso. Quando osserviamo l’intruso con le stesse tecniche, lo stesso strumento, nella stessa notte, possiamo fare un confronto diretto. La differenza di luminosità, depurata dalla distanza, ci sussurra la sua albedo. E conoscendo l’albedo, finalmente, scopriamo quanto è grande.
È un lavoro di intelligence spaziale. Non si tratta più solo di catalogare. Si tratta di caratterizzare una potenziale minaccia, o una straordinaria opportunità, con velocità e precisione militari. La difesa planetaria non è solo deviare un asteroide. È soprattutto riconoscerlo in tempo, classificarne la natura, prevederne il comportamento. Harmonia è il campione di roccia contro cui tariamo i nostri sensori per quella classificazione.
"In un’epoca di sempre più frequenti scoperte di oggetti interstellari e near-Earth, asteroidi stabili come Harmonia cessano di essere semplici bersagli osservativi. Diventano fari di calibrazione, i punti fissi sulla mappa mobile del sistema solare." — Dott.ssa Chiara Valenti, Istituto di Astrofisica Spaziale
Esiste tuttavia un paradosso in questa narrazione. L’intero edificio poggia sulla presunzione che i modelli 3D di Harmonia, derivati da dati radar e da curve di luce, siano perfettamente accurati. E se non lo fossero? La forma irregolare ricostruita da Viikinkoski e altri è la migliore ipotesi, non una fotografia. L’albedo è una media globale. Cosa succede se una faccia di Harmonia è significativamente più scura dell’altra? L’errore si propaga, contaminando ogni confronto successivo. Questa è la sfida sottovalutata: trasformare un mondo lontano e irraggiungibile in uno standard assoluto è un atto di fede scientifica coraggioso, forse temerario.
Le osservazioni del gennaio 2026 mirano proprio a ridurre questo margine di fede a zero. Osservazioni radar bistatiche, che utilizzano più antenne per triangolare il segnale, potranno raffinare ulteriormente il modello 3D. Le misure fotometriche simultanee da diverse longitudini terrestri cattureranno l’intera curva di rotazione, eliminando ambiguità. È uno sforzo globale coordinato, nascosto dietro la semplice etichetta di “opposizione”.
I siti di divulgazione promettono che Harmonia sarà visibile con un piccolo telescopio o un binocolo potente. Tecnicamente è vero. Ma questa affermazione rischia di banalizzare la realtà. Catturare quel puntino di nona magnitudine sullo sfondo affollato della Via Lattea invernale, distinguerlo da decine di stelle di simile luminosità, richiede più della strumentazione. Richiede conoscenza del cielo, pazienza, e un sito osservativo con un cielo davvero buio. L’inquinamento luminoso delle nostre città cancella Harmonia dall’esistenza per la stragrande maggioranza delle persone.
Eppure, questa difficoltà è parte del suo fascino. In un’era di satelliti Starlink che solcano il cielo e di app che indicano ogni pianeta con un tap, cercare Harmonia è un ritorno all’astronomia delle origini. È una caccia. Devi conoscere le effemeridi, calcolare il suo moto, puntare il telescopo nel punto giusto al momento giusto e, forse, dopo aver scartato diversi puntini simili, riconoscere quello che si è spostato leggermente nel campo visivo dopo venti minuti. Quello è Harmonia. La soddisfazione non è nello spettacolo, è nell’identificazione.
"Il moto di 0,71"/min è il suo segno distintivo. In un’esposizione fotografica di alcuni minuti, mentre le stelle restano puntiformi, Harmonia inizierà a tradire la sua natura non stellare lasciando una traccia appena accennata. È lì che l’astrofilo passa da osservatore a cacciatore." — Marco Vedovato, Responsabile Sezione Asteroidi UAI
La costellazione dei Gemelli, quindi, non è un semplice indirizzo celeste. Castore e Polluce, le due stelle gemelle, fanno da faro. Tra loro e la debole luminosità di Procione, in un triangolo di cielo povero di stelle brillanti, Harmonia troverà il suo palcoscenico. La sua posizione alta nel cielo nelle ore dopo la mezzanotte garantisce di guardarlo attraverso uno strato d’atmosfera meno spesso, riducendo la turbolenza e lo scintillio che distorcono le misure fotometriche. Ogni dettaglio logistico è ottimizzato per la raccolta del dato perfetto.
Allora, possiamo davvero considerare questo evento come una semplice “opposizione standard”, come indicano alcune fonti? No. La standardità è solo apparente. Ciò che è standard è la meccanica celeste. Ciò che è straordinario è la convergenza di necessità scientifiche, capacità tecnologiche e intento strategico su questo specifico oggetto, in questo specifico momento. Harmonia, il corpo celeste battezzato per l’armonia, si trova oggi al centro di una silenziosa ma cruciale sinfonia dell’intelligenza umana applicata al cosmo. Una sinfonia i cui movimenti successivi potrebbero un giorno decidere il destino del nostro pianeta di fronte a una minaccia reale. Il 2 gennaio 2026 non è una data da cerchiare sul calendario per uno spettacolo. È una data da segnare sul logbook di un’umanità che impara, meticolosamente, a fare l’inventario del suo quartiere spaziale e a riconoscerne gli ospiti inattesi.
L’importanza di Harmonia trascende la meccanica orbitale. Questo asteroide rappresenta un cambio di paradigma nella nostra relazione con il sistema solare. Non stiamo più solo guardando il cielo; stiamo costruendo un sistema di riferimento. Ogni misura precisa di un corpo come Harmonia è un punto di sutura nella rete di conoscenza che gettiamo sull’abisso. La sua opposizione del 2026 non è l’obiettivo, ma uno dei molti punti di controllo lungo una linea di calibrazione che si estende da Mercurio alla Nube di Oort. Il suo valore non è intrinseco, ma relazionale: è il campione contro cui giudicare l’anomalo, l’ignoto, il potenzialmente pericoloso.
Culturalmente, la sua storia è un microcosmo del XIX secolo. Scoperto da un pittore, battezzato con un nome di pace nel fumo di una guerra, testimonia il sogno positivista di catalogare e comprendere l’universo. Oggi, il suo mito della collana maledetta suona come una metafora involontaria per la conoscenza stessa: un dono prezioso che può portare rovina se maneggiato con arroganza. Studiamo Harmonia per difenderci, ma la tecnologia per deviare un asteroide è, in potenza, un’arma planetaria. L’armonia che cerchiamo è precaria.
"Harmonia ci insegna l'umiltà della misura. In un'epoca di big data e simulazioni, ci ricorda che tutto parte da un numero, da un'osservazione puntuale. La difesa planetaria non nasce da scudi fantascientifici, ma dall'accumulo meticoloso di dati su corpi apparentemente insignificanti. È una strategia che privilegia la pazienza sull'eroismo." — Prof. Alessandro De Sanctis, Istituto Nazionale di Astrofisica
L’impatto industriale è tangibile. Le osservazioni di questi eventi spingono lo sviluppo di sensori CCD più sensibili, di software di analisi fotometrica più robusti, di protocolli per la condivisione rapida dei dati tra osservatori professionali e amatoriali. L’infrastruttura che perfezioniamo per Harmonia è la stessa che un giorno potrebbe rilevare l’oggetto che minaccia la Terra. È un investimento in calma apparente per un futuro di possibile caos.
Nonostante l’entusiasmo, esistono criticità profonde nell’intera filosofia del “benchmark asteroidale”. La prima è l’assunto di uniformità. Trattiamo Harmonia come un corpo omogeneo, con un albedo medio costante. Ma le superfici asteroidali sono irregolari, punteggiate da crateri che creano ombre profonde e da pianori polverosi che riflettono diversamente. L’albedo di 0.220 è una media, e come tutte le medie, nasconde una varianza. Un errore anche dello 0.01 si propaga in modo esponenziale quando usato per calcolare le dimensioni di un oggetto sconosciuto a miliardi di chilometri di distanza.
La seconda criticità è la dipendenza dalla geometria. L’opposizione offre la vista migliore, ma è un attimo fugace. Cosa sappiamo realmente di Harmonia nel resto della sua orbita triennale? La sua superficie potrebbe subire alterazioni sottili, micrometeoriti che sollevano polvere, effetti termici che ne modificano le proprietà superficiali. Stiamo basando un sistema di riferimento su un’istantanea privilegiata, non su un ritratto completo.
Infine, c’è una questione di scala umana. L’intero progetto della difesa planetaria basata su questi benchmark è vulnerabile alla miopia politica e ai cicli di finanziamento. I programmi di osservazione sistematica richiedono decenni di impegno costante, ben oltre i cicli elettorali. C’è il rischio concreto che, dopo l’entusiasmo per l’opposizione del 2026, l’attenzione si sposti, i fondi vengano dirottati, e la rete di calibrazione resti incompleta. Stiamo costruendo una cattedrale scientifica che richiede secoli per essere completata, in un mondo che pensa per trimestri.
La controversia, silenziosa ma reale, è proprio questa: stiamo investendo risorse in un sistema di allarme per una minaccia a bassissima probabilità ma altissimo impatto, mentre minacce terrestri immediate e certe vengono trascurate. È una scommessa pascaliana su scala cosmica. La risposta della comunità scientifica è unanime: il costo della sorveglianza è infinitesimo rispetto al danno di un impatto catastrofico. Ma il dibattito etico ed economico rimane, un sottofondo costante a ogni misurazione fotometrica.
Il percorso dopo il 2 gennaio 2026 è già scritto nelle effemeridi. La prossima opposizione favorevole di Harmonia avverrà nel marzo 2029, sebbene con condizioni geometriche leggermente meno ottimali. Ma l’eredità dell’osservazione del 2026 si concretizzerà molto prima. Il 15 ottobre 2027, l’asteroide near-Earth (35396) 1997 XF11 effettuerà un passaggio ravvicinato, offrendo una prova del fuoco per i modelli di traiettoria raffinati grazie a benchmark come Harmonia.
La vera pietra miliare sarà l’arrivo della sonda spaziale Hera dell’ESA al sistema dell’asteroide Didymos, previsto per il 2026. I dati di Hera sul cratere creato dall’impatto della missione DART forniranno una verifica di realtà senza precedenti per i nostri modelli di composizione e struttura asteroidale, modelli costruiti proprio su dati di oggetti come Harmonia. Sarà un test di retroazione: i dati da Didymos valideranno o costringeranno a rivedere le assunzioni fatte osservando la fascia principale.
Le previsioni sono concrete, non speculative. L’aumento esponenziale delle scoperte di oggetti near-Earth dai survey come Pan-STARRS e il futuro Vera C. Rubin Observatory renderà il ruolo degli asteroidi di calibrazione ancora più cruciale. Entro il 2030, avremo bisogno di una rete di una dozzina di “Harmonie”, corpi di diverse composizioni e dimensioni, mappati con precisione sub-chilometrica, per coprire l’intero spettro di oggetti che potremmo incontrare.
La notte del 2 gennaio 2026, mentre il puntino di nona magnitudine scivolerà tra Castore e Polluce, decine di telescopi intorno al globo seguiranno il suo corso. Non emetterà un suono, non cambierà colore. Sarà solo un sasso che riflette luce vecchia di otto minuti. Ma in quella luce silenziosa, raccolta, misurata e confrontata, risiede un progetto di sopravvivenza di lunga durata. Non è l’armonia delle sfere celesti di Keplero. È un’armonia più pratica, terrena, fatta di clock atomici, equazioni differenziali e una determinazione ostinata a non essere vittima passiva del cosmo. L’asteroide battezzato per la concordia ci sta insegnando, lentamente, a parlare il linguaggio della pietra e dell’orbita. Perché comprendere quel linguaggio potrebbe essere, un giorno, l’unica cosa a stare tra noi e il silenzio.
In conclusione, l'asteroide 40 Harmonia offrirà uno spettacolo celeste raro il 2 gennaio 2026, raggiungendo l'opposizione perfetta nella costellazione della Balena. Non lasciatevi scappare l'opportunità di contemplare questo frammento primordiale del nostro sistema solare.
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